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Il trattamento della psoriasi a placche moderata-severa

Testata in Dermatology Referenza Anno 16, n.1 del 2026 N° fascicolo n.1 DOI 10.57575/expser.2026.01

Il trattamento della psoriasi a placche moderata-severa

La psoriasi a placche è una malattia infiammatoria cronica immuno-mediata che colpisce la cute. La sua natura recidivante e multisistemica la rende una delle condizioni dermatologiche a più alto impatto sulla qualità di vita dei pazienti. In Italia, le stime epidemiologiche indicano che la prevalenza della psoriasi nella popolazione generale varia tra circa 1,8% e 4,8%, con un’incidenza stimata tra 107,742 e 230,62 nuovi casi per 100 000 persone/anno. [1] La psoriasi a placche può interessare diverse aree corporee ma il semplice calcolo dell’estensione cutanea non sempre riflette l’impatto complessivo della malattia. In particolare, il coinvolgimento di determinate sedi anatomiche quali cuoio capelluto, volto, regione genitale, superfici palmo-plantari, unghie e aree intertriginose determina un burden clinico e funzionale spesso sproporzionato rispetto alla superficie cutanea complessivamente interessata. Tali aree difficili sono caratterizzate da sintomi intensi, scarsa risposta alle terapie topiche classiche, e un forte impatto sulla qualità di vita, sull’immagine corporea e sulle attività quotidiane del paziente. Dal punto di vista epidemiologico, le localizzazioni difficili sono estremamente frequenti nei pazienti con psoriasi: il coinvolgimento ungueale è stimato nel 23–27% dei casi, quello del volto fino al 49%, delle superfici palmo-plantari nel 12–16% e delle aree intertriginose fino al 36%. [2] Nonostante il riconoscimento crescente dell’importanza delle aree ad alto impatto, la gestione di queste sedi rimane una sfida clinica. In questo contesto, le terapie sistemiche mirate hanno ampliato le possibilità terapeutiche, offrendo nuove opportunità di controllo della malattia anche in pazienti con coinvolgimento di sedi difficili. Fra queste, deucravacitinib, inibitore orale selettivo della tirosin-chinasi 2 (TYK2), approvato per il trattamento della psoriasi a placche moderata-severa, ha dimostrato un potenziale beneficio anche nelle aree ad alto impatto come il cuoio capelluto. [3,4] Tuttavia, i dati di pratica clinica reale nel contesto italiano sono ancora limitati e la presente raccolta di tre casi clinici italiani mira a integrare le evidenze sperimentali con dati real-world descrittivi, favorendo una migliore comprensione e gestione terapeutica della psoriasi a placche moderata-severa.

La complessità della gestione del dolore addominale nelle patologie croniche gastrointestinali

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 16 n. 1 del 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 1, 2026 DOI 10.57575/CONSYMSER.2026.01

La complessità della gestione del dolore addominale nelle patologie croniche gastrointestinali

Negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo aumento sia dell’incidenza sia della prevalenza delle MICI nei bambini e negli adolescenti, non più limitato ai Paesi ad alto reddito ma ormai evidente anche in aree emergenti. Questo trend in crescita fa delle MICI una vera e propria problematica globale di interesse pediatrico, con un impatto crescente sui sistemi sanitari e sulla qualità di vita delle giovani generazioni. All’interno di questo scenario, il dolore addominale rappresenta una delle sfide cliniche più complesse. Nonostante i significativi progressi nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici e nell’ottimizzazione dei trattamenti biologici, il dolore persiste come sintomo altamente invalidante per una quota rilevante di bambini e adolescenti con IBD. Tale sintomo, spesso percepito come secondario rispetto all’attività infiammatoria, si configura invece come un determinante fondamentale della qualità di vita, del benessere psicologico e dell’aderenza terapeutica, con ricadute significative sulla frequenza di accesso alle cure, sulla disabilità funzionale e sull’impatto globale della malattia. In questo contesto, il contributo presentato dal prof. Massimo Martinelli al 7° Simposio Internazionale sulle Malattie Infiammatorie Intestinali Pediatriche a Sorrento il 23/10/2025 offre una sintesi rigorosa e aggiornata su un tema di crescente rilevanza clinica e scientifica. L’intervento si è articolato integrando evidenze epidemiologiche, elementi fisiopatologici e un’analisi critica degli strumenti diagnostici e delle attuali raccomandazioni terapeutiche. Sono emersi con chiarezza sia la complessità dei meccanismi che modulano la percezione del dolore (dall’infiammazione e dalle sequele strutturali fino ai processi centrali di sensibilizzazione) sia la necessità di un modello interpretativo che includa disturbi dell’interazione intestino-cervello e fattori psicologici, sempre più riconosciuti come elementi determinanti nella persistenza del sintomo. Particolarmente rilevante è l’attenzione dedicata alla discrepanza tra la prospettiva dei clinici e quella dei pazienti: un tema centrale nella medicina moderna, che richiama la necessità di ascolto, co-costruzione del percorso terapeutico e integrazione sistematica dei “patient-reported outcomes” (PROs) nella pratica clinica. Le sezioni dedicate agli strumenti diagnostici e alle scale di valutazione guidano il lettore all’interno di un approccio strutturato, mentre la discussione delle strategie terapeutiche sottolinea, con equilibrio e pragmatismo, i limiti delle opzioni farmacologiche attualmente disponibili e la necessità di favorire interventi multimodali, “opioid sparing” e basati anche su terapie comportamentali intestino-cervello. Questa revisione approfondita non è soltanto un aggiornamento scientifico, ma rappresenta un invito a considerare il dolore addominale come un parametro clinico centrale e non accessorio: un elemento capace di influenzare il decorso della malattia, le scelte terapeutiche e la visione che i giovani pazienti hanno della loro condizione. La prospettiva proposta è al tempo stesso realistica e proiettata al futuro, ponendo le basi per un approccio realmente multidisciplinare in cui gastroenterologi, psicologi, nutrizionisti, infermieri specializzati e famiglie collaborano per un obiettivo comune: migliorare il vissuto e gli esiti clinici dei bambini affetti da IBD. Il contributo del prof. Martinelli si inserisce perfettamente in questa visione, offrendo agli operatori sanitari uno strumento di riflessione e aggiornamento di grande valore. La chiarezza espositiva, la solidità delle fonti e la capacità di integrare aspetti biologici, clinici e psicosociali rendono questo contributo un riferimento utile per chiunque si confronti, nella pratica quotidiana, con la complessità del dolore cronico nelle malattie infiammatorie intestinali pediatriche.

Nuovi approcci nel trattamento del dolore dal bambino all'adulto: la continuità terapeutica in monoterapia e in associazione

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 16 n. 2 del 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 2, 2026 DOI 10.57575/CONSYMSER.2026.02

Nuovi approcci nel trattamento del dolore dal bambino all'adulto: la continuità terapeutica in monoterapia e in associazione

Il dolore rappresenta una delle sfide cliniche più complesse e impattanti in medicina, con un significato che va oltre la semplice percezione sensoriale, coinvolgendo aspetti emotivi, cognitivi e sociali. La comprensione dei suoi meccanismi fisiopatologici e delle dinamiche che ne regolano la percezione è fondamentale per sviluppare strategie terapeutiche efficaci. Il dolore può essere classificato in acuto o cronico (a seconda dell’attivazione fisiopatologica delle vie del dolore) o anche come focale o diffuso. Si definisce lieve un dolore riferito con un’intensità alla scala numerica NRS ≤4 e come moderato se alla NRS è compreso tra 4 e 6. Il dolore moderato acuto è una forma di dolore di intensità intermedia che insorge rapidamente e ha una durata limitata nel tempo, in genere correlata a una causa identificabile come un trauma, un intervento chirurgico, o un processo patologico transitorio. Il dolore non trattato ha impatti immediati perché riduce la qualità della vita e influenza la sua produttività con ripercussioni sociali. Inoltre, il dolore non controllato in modo appropriato e tempestivo presenta anche un elevato rischio di cronicizzazione e ulteriore perdita dell’autonomia del paziente. La analgesia multimodale si propone come un approccio integrato che combina diverse modalità terapeutiche per agire simultaneamente sulle molteplici vie del dolore, migliorando il controllo sintomatico. Questa pubblicazione prende spunto dal simposio “Nuovi approcci nel trattamento del dolore dal bambino all’adulto: La continuità terapeutica in monoterapia e in associazione”, tenutosi nel corso del congresso nazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD) a Torino, e si concentra sui principali meccanismi neurofisiologici coinvolti nella genesi e percezione del dolore e sulle strategie multimodali a disposizione del clinico per una gestione personalizzata ed efficace del dolore acuto e cronico nell’adulto e in età pediatrica.

Calcio, vitamina D e osteoporosi: dalla supplementazione alla pratica clinica in medicina interna

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 16 n. 3 del 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 3, 2026 DOI 10.57575/CONSYMSER.2026.05

Un cambio di paradigma nell’epilessia focale non controllata: dalla seizure freedom ai benefici oltre le crisi

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 16 n. 4 del 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 4, 2026 DOI 10.57575/CONSYMSER.2026.04

Strategie terapeutiche e gestione clinica dei tumori dell’alto tratto gastrointestinale: focus sui tumori HER2- negativi

Testata in Oncology Referenza Anno 16, n.3 del 2026 N° fascicolo n.3 DOI 10.57575/expser.2026.03

Strategie terapeutiche e gestione clinica dei tumori dell’alto tratto gastrointestinale: focus sui tumori HER2- negativi

Negli ultimi anni, l’immunoterapia è emersa come un’opzione terapeutica importante in diversi tumori gastrointestinali (GI). Gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), in particolare quelli diretti contro il recettore programmed death-1 (PD-1) e il ligando di programmed death-1 (PD-L1) hanno prodotto benefici clinici significativi in numerose neoplasie solide [7]. Inoltre, molteplici studi clinici randomizzati di fase 2 e fase 3 hanno confermato l’efficacia degli ICI nei tumori GI, soprattutto quando è presente un’elevata instabilità dei microsatelliti (MSI-H) e/o un’elevata espressione di PD-L1 [7]. La rapida evoluzione delle conoscenze biologiche dei tumori gastrici e dell’adenocarcinoma esofageo, la conseguente introduzione di nuove opportunità di cura e le ricadute favorevoli in termini di miglioramento delle aspettative di vita si traducono nella crescente esigenza di efficientamento delle procedure di caratterizzazione bio-molecolare di questi tumori. Nivolumab, pembrolizumab, tislelizumab e zolbetuximab si inseriscono infatti in un panorama terapeutico in trasformazione, guidato da nuove opportunità e da criteri di selezione sempre meglio definiti.

NEFRITE LUPICA. Nuove prospettive di cura

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 15, N. 13, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 13, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.13

Malattia Venosa Cronica: dall'infiammazione alle patologie cardiovascolari

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 15 n. 9 del 2025 N° fascicolo Anno 15 n. 9 del 2025 DOI 10.57575/CONSYMSER.2025.09

La multidisciplinarietà nelle malattie croniche di fegato: specialisti a confronto

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 15 n. 4 del 2025 N° fascicolo Anno 15 n. 4 del 2025 DOI 10.57575/CONSYMSER.2025.04

Terapia di deprivazione androgenica associata a radioterapia stereotassica corporea in pazienti con tumore alla prostata metacrono, oligoricorrente e sensibile agli ormoni: risultati e implicazioni dello studio RADIOSA

Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 15, N. 11, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 11, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.11

Soddisfazione per il trattamento dell’atrofia vulvo-vaginale e qualità di vita in donne con e senza pregresso tumore mammario: nuove evidenze dallo studio PEONY

Testata Content Symposium Series Referenza Anno 15 n. 7 - 2025 N° fascicolo 7 DOI 10.57575/CONSYMSER.2025.07

Soddisfazione per il trattamento dell’atrofia vulvo-vaginale e qualità di vita in donne con e senza pregresso tumore mammario: nuove evidenze dallo studio PEONY

La sindrome genitourinaria della menopausa (GSM) è una condizione clinica cronica e progressiva che comprende l’atrofia vulvo-vaginale (AVV) e le sue conseguenze anatomiche e funzionali legate alla menopausa[ 1]. Il termine GSM definisce l’insieme dei sintomi genitali, sessuali e urinari che possono compromettere significativamente la qualità della vita[1]. In occasione del 6° Congresso Nazionale Congiunto della Società Italiana Menopausa (SIM) e della Società Italiana di Ginecologia della Terza Età (SIGiTE), svoltosi a Milano il 24 e 25 giugno 2025, la Prof.ssa Paola Villa ha ampiamente trattato il tema dell’AVV. Nel suo intervento ha illustrato l’incidenza e la sintomatologia della condizione, presentando i risultati più recenti dello studio PEONY (PatiEnt satisfactiON studY) e riservando particolare attenzione alle donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario.

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Trattamento di prima linea nell’RCC metastatico: evidenze cliniche sull’impiego di nivolumab e ipilimumab

Testata in Oncology Referenza Anno 15, N.7, 2025 N° fascicolo 7 DOI 10.57575/expser.2025.07

Trattamento di prima linea nell’RCC metastatico: evidenze cliniche sull’impiego di nivolumab e ipilimumab

In questa raccolta, si presentano tre casi clinici di pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con la combinazione nivolumab + ipilimumab. Nel primo caso, si sottolinea l’importanza della gestione multidisciplinare della malattia renale cronica; nel secondo caso, si descrive la necessità del mantenimento con nivolumab per garantire una risposta profonda e persistente; nel terzo caso, si utilizza la combinazione di nivolumab + ipilimumab in una paziente con recidiva peritoneale nel contesto di una malattia con istologia sarcomatoide.

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Cenobamato nelle epilessie focali: risposta terapeutica a lungo termine

Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 9, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 9, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.09

Cenobamato nelle epilessie focali: risposta terapeutica a lungo termine


Il profilo di efficacia e di sicurezza di un farmaco anticrisi (Anti-Seizure Medication, ASM) viene valutato nel corso del suo sviluppo clinico mediante studi randomizzati e controllati con placebo (Randomised Controlled Trials, RCTs). Tali RCTs hanno comprensibilmente una durata limitata ad alcune settimane, anche in considerazione degli aspetti etici relativi alla somministrazione di placebo nei pazienti. Se si considera che l’epilessia è una patologia cronica, diventa di conseguenza importante valutare la risposta terapeutica, in termini di efficacia e tollerabilità, a lungo termine, privilegiando in questo setting il profilo di sicurezza dell’ASM. Una buona misura di risposta a lungo termine è rappresentata negli studi di real-life dalla cosiddetta retention rate di un ASM: il tasso di ritenzione a lungo termine è infatti considerato come un marker combinato di tollerabilità, efficacia e aderenza terapeutica. Considerando che cenobamato (CNB) è un ASM di recente introduzione nell’armamentario terapeutico dell’epilessia, è fondamentale analizzare le evidenze disponibili sulla sua risposta terapeutica a lungo termine nelle Persone con Epilessia (PcE) adulte con crisi focali non controllate, indicazione per la quale il farmaco ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio.

Attività ed efficacia del trattamento chemio-immunoterapico in paziente con tumore del polmone non a piccole cellule ad alto carico di malattia e PD-L1 <1%

Testata in Oncology Referenza anno 15 n. 12, 2025 N° fascicolo 12 DOI 10.57575/expser.2025.12

Attività ed efficacia del trattamento chemio-immunoterapico in paziente con tumore del polmone non a piccole cellule ad alto carico di malattia e PD-L1 <1%

Caso clinico relativo a un soggetto affetto da adenocarcinoma polmonare metastatico, con livelli di espressione di PD-L1 5%, trattato secondo lo schema previsto dal protocollo CheckMate 9LA.

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CENOBAMATO IN EARLY ADD-ON NELLE EPILESSIE FOCALI: EVIDENZE E PRATICA CLINICA A CONFRONTO

Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 8, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 8, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.08

CENOBAMATO IN EARLY ADD-ON NELLE EPILESSIE FOCALI: EVIDENZE E PRATICA CLINICA A CONFRONTO


I farmaci per il controllo delle crisi epilettiche (Anti-Seizure Medications, ASMs), scelti in maniera appropriata, ed utilizzati in modo adeguato, sulla base delle caratteristiche del paziente e del tipo di epilessia, costituiscono i cardini terapeutici indicati dall’ILAE per minimizzare il rischio di farmacoresistenza. La risposta terapeutica che ne consegue è caratterizzata da un controllo completo e/o soddisfacente della frequenza delle crisi nella maggior parte delle Persone con Epilessia (PcE) a seguito del primo e del secondo tentativo, rispettivamente circa del 50% e del 15%.

CENOBAMATO E LIBERTÀ DALLE CRISI IN PcE ADULTE CON CRISI FOCALI CON O SENZA SECONDARIA GENERALIZZAZIONE

Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 6, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 6 2025 DOI 10.57575/expser.2025.06

CENOBAMATO E LIBERTÀ DALLE CRISI IN PcE ADULTE CON CRISI FOCALI CON O SENZA SECONDARIA GENERALIZZAZIONE


Il raggiungimento e il mantenimento della libertà dalle crisi costituisce l’obiettivo principale nella gestione dell’epilessia. Per massimizzare la risposta terapeutica e ridurre il rischio di farmacoresistenza, è fondamentale una scelta appropriata e tempestiva dei farmaci anticrisi, in accordo con le raccomandazioni ILAE. L’efficacia di cenobamato, dimostrata in numerosi studi clinici anche in confronto ad altri ASMs, rappresenta un solido razionale per il suo impiego in early add-on, con una posologia modulabile all’interno dell’intervallo raccomandato.

CENOBAMATO E FUNZIONI COGNITIVE: UNA REVISIONE CRITICA DELLE EVIDENZE DISPONIBILI NEGLI ADULTI CON EPILESSIA FOCALE

Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 5, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 5, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.05

CENOBAMATO E FUNZIONI COGNITIVE: UNA REVISIONE CRITICA DELLE EVIDENZE DISPONIBILI NEGLI ADULTI CON EPILESSIA FOCALE


Le valutazioni delle funzioni cognitive nelle persone con epilessia sono attuate sempre più di frequente per monitorare l’evoluzione della patologia, le comorbidità associate, e gli effetti della farmacoterapia delle crisi.27 Considerando l’impatto negativo che gli effetti collaterali cognitivi possono avere sulla vita delle persone con epilessia, con riverberi sulla performance scolastica e lavorativa, sulle attività quotidiane, e sulla QoL in generale, nella impostazione della terapia è importante considerare anche l’impatto cognitivo dei diversi ASMs. È noto che le funzioni cognitive sono deteriorate dal carico farmacologico di più ASMs addizionali in regime di politerapia.10 Tuttavia le evidenze attualmente disponibili relative a CNB, ed in particolare l’assenza di effetti negativi sulla performance cognitiva dei pazienti, sono particolarmente rassicuranti.

Quali vantaggi attendersi nella gestione del paziente con mCRC in seguito a trattamento con trifluridina/tipiracil: l’esperienza clinica italiana a confronto.- volume 11

Testata Real Life Experiences in Onco-Hematology Referenza Anno 8, n. 2, 2025 N° fascicolo 2 DOI 10.57575/RLEOH.2025.02

Quali vantaggi attendersi nella gestione del paziente con mCRC in seguito a trattamento con trifluridina/tipiracil: l’esperienza clinica italiana a confronto.- volume 11

Sono qui di seguito riportati e discussi quattro casi clinici in cui FTD/ TPI o la sua combinazione con bevacizumab sono state utilizzate come terapia di terza linea in pazienti con carcinoma del colon-retto avanzato (tre esperienze cliniche) o adenocarcinoma gastrico metastatico (una esperienza di real-life). In tutti i casi tale trattamento ha portato a un soddisfacente controllo della malattia e della sua sintomatologia clinica, con un impatto rilevante sulla progressione libera da malattia, anche superiore a quella riportata negli studi clinici randomizzati. Questi casi sottolineano inoltre come il controllo della malattia fosse sempre accompagnato da un'adeguata prevenzione/gestione delle tossicità, che ha contribuito favorevolmente alla qualità di vita dei pazienti.

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Ruolo dell'ormone luteinizzante nella stimolazione ovarica controllata: evidenze da una casistica clinica e due casi emblematici in pazienti con elevato rapporto FSH/LH

Testata in Reproductive Medicine Referenza Expert Series Anno 15, N. 3, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 3, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.03

Supplementazione di calcio citrato e vitamina D nei soggetti a rischio fratture: implicazioni pratiche

Testata in Endocrinology Referenza Expert Series Anno 15, N. 10, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 10, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.10

Supplementazione di calcio citrato e vitamina D nei soggetti a rischio fratture: implicazioni pratiche

Il rischio di fratture rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica nei Paesi occidentali, con una prevalenza in costante aumento in relazione all’invecchiamento della popolazione. In Italia, le fratture da fragilità associate all’osteoporosi incidono in maniera significativa sulla qualità di vita dei pazienti, sulla mortalità e sui costi sanitari diretti e indiretti. L’intervento preventivo e terapeutico precoce è fondamentale per ridurre l’incidenza delle fratture e rallentare la progressione della malattia. Numerose linee guida nazionali e internazionali sottolineano l’importanza della supplementazione di calcio e vitamina D nei soggetti a rischio, soprattutto in popolazioni come le donne in post-menopausa, gli over 65, i soggetti con diagnosi di osteoporosi e quelli in terapia con farmaci anti riassorbitivi, come i bifosfonati. La supplementazione deve essere guidata sempre dai livelli di calcio e di vitamina D e associata all’assunzione nella dieta. In questo contesto, il calcio citrato si distingue rispetto ad altre formulazioni di calcio per migliore biodisponibilità, tollerabilità gastrica e assorbimento indipendente dal pH gastrico. Anche la vitamina D svolge un ruolo cruciale nel mantenimento della salute scheletrica, favorendo l’assorbimento del calcio e del fosforo e modulando il metabolismo osseo. La letteratura scientifica evidenzia come la supplementazione combinata di calcio e vitamina D sia più efficace nel ridurre il rischio di fratture rispetto alla somministrazione dei singoli nutrienti. Tale strategia risulta particolarmente rilevante nei soggetti anziani, fragili o istituzionalizzati, in cui il rischio di carenze nutrizionali è maggiore. Alla luce di queste considerazioni, la presente proposta mira a fornire una sintesi pratica e basata sull’evidenza delle attuali raccomandazioni in tema di supplementazione di calcio citrato e vitamina D, con un’attenzione particolare alle categorie di soggetti più a rischio e alle implicazioni terapeutiche. L’obiettivo è favorire una gestione clinica più mirata, efficace, guidata verso un corretto dosaggio della supplementazione, e personalizzata della salute ossea.