Negli ultimi anni, l’immunoterapia è emersa come un’opzione terapeutica importante in diversi tumori gastrointestinali (GI). Gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), in particolare quelli diretti contro il recettore programmed death-1 (PD-1) e il ligando di programmed death-1 (PD-L1) hanno prodotto benefici clinici significativi in numerose neoplasie solide [7]. Inoltre, molteplici studi clinici randomizzati di fase 2 e fase 3 hanno confermato l’efficacia degli ICI nei tumori GI, soprattutto quando è presente un’elevata instabilità dei microsatelliti (MSI-H) e/o un’elevata espressione di PD-L1 [7]. La rapida evoluzione delle conoscenze biologiche dei tumori gastrici e dell’adenocarcinoma esofageo, la conseguente introduzione di nuove opportunità di cura e le ricadute favorevoli in termini di miglioramento delle aspettative di vita si traducono nella crescente esigenza di efficientamento delle procedure di caratterizzazione bio-molecolare di questi tumori. Nivolumab, pembrolizumab, tislelizumab e zolbetuximab si inseriscono infatti in un panorama terapeutico in trasformazione, guidato da nuove opportunità e da criteri di selezione sempre meglio definiti.