Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 16, N. 9, 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 9, 2026 DOI 10.57575/expser.2026.9
Testata in Haematology Referenza Expert Series Anno 16, N. 8, 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 8, 2026 DOI 10.57575/expser.2026.8
Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 16, N. 6, 2026 N° fascicolo Anno 16 N. 6 2026 DOI 10.57575/expser.2026.6
Testata in Multiple Sclerosis Referenza Expert Series Anno 16, N. 5, 2026 N° fascicolo Anno 16 N. 5, 2026 DOI 10.57575/expser.2026.5
Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 16, N. 7, 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 7, 2026 DOI 10.57575/expser.2026.07
Testata in Multiple Sclerosis Referenza Expert Series Anno 16, N. 2, 2026 N° fascicolo Anno 16, N. 2, 2026 DOI 10.57575/expser.2026.2
Testata in Oncology Referenza Anno 16, n.4 del 2026 N° fascicolo n.4 DOI 10.57575/expser.2026.4
Testata in Dermatology Referenza Anno 16, n.1 del 2026 N° fascicolo n.1 DOI 10.57575/expser.2026.01
La psoriasi a placche è una malattia infiammatoria cronica immuno-mediata che colpisce la cute. La sua natura recidivante e multisistemica la rende una delle condizioni dermatologiche a più alto impatto sulla qualità di vita dei pazienti. In Italia, le stime epidemiologiche indicano che la prevalenza della psoriasi nella popolazione generale varia tra circa 1,8% e 4,8%, con un’incidenza stimata tra 107,742 e 230,62 nuovi casi per 100 000 persone/anno. [1] La psoriasi a placche può interessare diverse aree corporee ma il semplice calcolo dell’estensione cutanea non sempre riflette l’impatto complessivo della malattia. In particolare, il coinvolgimento di determinate sedi anatomiche quali cuoio capelluto, volto, regione genitale, superfici palmo-plantari, unghie e aree intertriginose determina un burden clinico e funzionale spesso sproporzionato rispetto alla superficie cutanea complessivamente interessata. Tali aree difficili sono caratterizzate da sintomi intensi, scarsa risposta alle terapie topiche classiche, e un forte impatto sulla qualità di vita, sull’immagine corporea e sulle attività quotidiane del paziente. Dal punto di vista epidemiologico, le localizzazioni difficili sono estremamente frequenti nei pazienti con psoriasi: il coinvolgimento ungueale è stimato nel 23–27% dei casi, quello del volto fino al 49%, delle superfici palmo-plantari nel 12–16% e delle aree intertriginose fino al 36%. [2] Nonostante il riconoscimento crescente dell’importanza delle aree ad alto impatto, la gestione di queste sedi rimane una sfida clinica. In questo contesto, le terapie sistemiche mirate hanno ampliato le possibilità terapeutiche, offrendo nuove opportunità di controllo della malattia anche in pazienti con coinvolgimento di sedi difficili. Fra queste, deucravacitinib, inibitore orale selettivo della tirosin-chinasi 2 (TYK2), approvato per il trattamento della psoriasi a placche moderata-severa, ha dimostrato un potenziale beneficio anche nelle aree ad alto impatto come il cuoio capelluto. [3,4] Tuttavia, i dati di pratica clinica reale nel contesto italiano sono ancora limitati e la presente raccolta di tre casi clinici italiani mira a integrare le evidenze sperimentali con dati real-world descrittivi, favorendo una migliore comprensione e gestione terapeutica della psoriasi a placche moderata-severa.
Testata in Oncology Referenza Anno 16, n.3 del 2026 N° fascicolo n.3 DOI 10.57575/expser.2026.03
Negli ultimi anni, l’immunoterapia è emersa come un’opzione terapeutica importante in diversi tumori gastrointestinali (GI). Gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), in particolare quelli diretti contro il recettore programmed death-1 (PD-1) e il ligando di programmed death-1 (PD-L1) hanno prodotto benefici clinici significativi in numerose neoplasie solide [7]. Inoltre, molteplici studi clinici randomizzati di fase 2 e fase 3 hanno confermato l’efficacia degli ICI nei tumori GI, soprattutto quando è presente un’elevata instabilità dei microsatelliti (MSI-H) e/o un’elevata espressione di PD-L1 [7]. La rapida evoluzione delle conoscenze biologiche dei tumori gastrici e dell’adenocarcinoma esofageo, la conseguente introduzione di nuove opportunità di cura e le ricadute favorevoli in termini di miglioramento delle aspettative di vita si traducono nella crescente esigenza di efficientamento delle procedure di caratterizzazione bio-molecolare di questi tumori. Nivolumab, pembrolizumab, tislelizumab e zolbetuximab si inseriscono infatti in un panorama terapeutico in trasformazione, guidato da nuove opportunità e da criteri di selezione sempre meglio definiti.
Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 15, N. 13, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 13, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.13
Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 15, N. 11, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 11, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.11
Testata in Oncology Referenza Anno 15, N.7, 2025 N° fascicolo 7 DOI 10.57575/expser.2025.07
In questa raccolta, si presentano tre casi clinici di pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con la combinazione nivolumab + ipilimumab. Nel primo caso, si sottolinea l’importanza della gestione multidisciplinare della malattia renale cronica; nel secondo caso, si descrive la necessità del mantenimento con nivolumab per garantire una risposta profonda e persistente; nel terzo caso, si utilizza la combinazione di nivolumab + ipilimumab in una paziente con recidiva peritoneale nel contesto di una malattia con istologia sarcomatoide. per la lettura completa dell'articolo inviare una richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 9, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 9, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.09
Testata in Oncology Referenza anno 15 n. 12, 2025 N° fascicolo 12 DOI 10.57575/expser.2025.12
Caso clinico relativo a un soggetto affetto da adenocarcinoma polmonare metastatico, con livelli di espressione di PD-L1 5%, trattato secondo lo schema previsto dal protocollo CheckMate 9LA. per la lettura completa dell'articolo inviare una richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 8, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 8, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.08
Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 6, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 6 2025 DOI 10.57575/expser.2025.06
Testata in Neurology Referenza Expert Series Anno 15, N. 5, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 5, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.05
Testata in Reproductive Medicine Referenza Expert Series Anno 15, N. 3, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 3, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.03
Testata in Endocrinology Referenza Expert Series Anno 15, N. 10, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 10, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.10
Il rischio di fratture rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica nei Paesi occidentali, con una prevalenza in costante aumento in relazione all’invecchiamento della popolazione. In Italia, le fratture da fragilità associate all’osteoporosi incidono in maniera significativa sulla qualità di vita dei pazienti, sulla mortalità e sui costi sanitari diretti e indiretti. L’intervento preventivo e terapeutico precoce è fondamentale per ridurre l’incidenza delle fratture e rallentare la progressione della malattia. Numerose linee guida nazionali e internazionali sottolineano l’importanza della supplementazione di calcio e vitamina D nei soggetti a rischio, soprattutto in popolazioni come le donne in post-menopausa, gli over 65, i soggetti con diagnosi di osteoporosi e quelli in terapia con farmaci anti riassorbitivi, come i bifosfonati. La supplementazione deve essere guidata sempre dai livelli di calcio e di vitamina D e associata all’assunzione nella dieta. In questo contesto, il calcio citrato si distingue rispetto ad altre formulazioni di calcio per migliore biodisponibilità, tollerabilità gastrica e assorbimento indipendente dal pH gastrico. Anche la vitamina D svolge un ruolo cruciale nel mantenimento della salute scheletrica, favorendo l’assorbimento del calcio e del fosforo e modulando il metabolismo osseo. La letteratura scientifica evidenzia come la supplementazione combinata di calcio e vitamina D sia più efficace nel ridurre il rischio di fratture rispetto alla somministrazione dei singoli nutrienti. Tale strategia risulta particolarmente rilevante nei soggetti anziani, fragili o istituzionalizzati, in cui il rischio di carenze nutrizionali è maggiore. Alla luce di queste considerazioni, la presente proposta mira a fornire una sintesi pratica e basata sull’evidenza delle attuali raccomandazioni in tema di supplementazione di calcio citrato e vitamina D, con un’attenzione particolare alle categorie di soggetti più a rischio e alle implicazioni terapeutiche. L’obiettivo è favorire una gestione clinica più mirata, efficace, guidata verso un corretto dosaggio della supplementazione, e personalizzata della salute ossea.
Testata in Oncology Referenza Expert Series Anno 15, N. 4, 2025 N° fascicolo Anno 15, N. 4, 2025 DOI 10.57575/expser.2025.04