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Il ruolo del farmacista territoriale nel percorso di cura del paziente psoriasico Incontri con MMG e dermatologi per promuovere il confronto e formulare nuove proposte operative

Testata Clinical Point Referenza Clinical point Anno 7, N. 3, 2020 N° fascicolo Anno 7, N. 3, 2020 DOI /

Il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento di seconda linea del NSCLC avanzato

Testata Clinical Point Referenza Clinical Point Anno 8, N. 7, 2021 N° fascicolo Anno 8, N. 7, 2021 DOI /

Il sonno ed i suoi disturbi nella fasa post emergenza:aspetti fisiologici, clinici e di trattamento

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 10 n. 8, 2020 N° fascicolo Anno 10 n. 8, 2020 DOI /

Il trattamento del carcinoma mammario nell’era degli inibitori CDK4/6

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 12 n. 2, 2022 N° fascicolo Anno 12 n. 2, 2022 DOI /

Impatto della ITP e dei suoi trattamenti sulla QoL del paziente

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 10 n. 5, 2020 N° fascicolo Anno 10 n. 5, 2020 DOI /

Impatto dell’emergenza COVID-19 nella gestione della sclerosi multipla: focus sui modelli organizzativi

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 10 n. 2 S1, 2020 N° fascicolo Anno 10 n. 2 S1, 2020 DOI /

IMPATTO E CONSEGUENZE DELLA STIPSI INDOTTA DA OPPIOIDI: UN'INDAGINE SUI PAZIENTI

Testata Quick Review Referenza Quick Review Anno 11, N.5, 2021 N° fascicolo Anno 11, N.5, 2021 DOI /

Infezioni e situazione vaccinale in pazienti affetti da SCLEROSI MULTIPLA

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 10 n. 6 S3, 2020 N° fascicolo Anno 10 n. 6 S3, 2020 DOI /

Ivosidenib nel setting del colangiocarcinoma metastatico: testimonianze dall'esperienza clinica italiana

Testata Real Life Experiences in Onco-Hematology Referenza Real Life Experience In Onco-Hematology N° fascicolo Anno 5, N 2, 2022 DOI /

Ivosidenib nel setting del colangiocarcinoma metastatico: testimonianze dall'esperienza clinica italiana
Il colangiocarcinoma è un tumore raro, che rappresenta circa il 3% di tutte le neoplasie gastro-intestinali, ad elevata malignità. In Italia, nel 2020, sono state stimate complessivamente circa 5.400 nuove diagnosi di tumori alle vie biliari con una sopravvivenza a 5 anni, per tutti gli stadi, del 17% negli uomini e del 15% nelle donne. Nella maggior parte dei pazienti il colangiocarcinoma si presenta come una malattia metastatica fin dalla diagnosi e, anche in seguito a un intervento chirurgico radicale o potenzialmente curativo, eseguibile tuttavia in un numero limitato di casi, il 60% dei pazienti recidiva entro due anni. Nei pazienti con malattia avanzata la chemioterapia sistemica rappresenta la scelta terapeutica. In prima linea il regime di combinazione con cisplatino e gemcitabina costituisce la migliore opzione terapeutica avendo dimostrato maggiore efficacia in uno studio randomizzato.Studi clinici in pazienti pretrattati hanno evidenziato l’efficacia degli inibitori di FGFR2 e di IDH1, in pazienti che presentavano alterazioni molecolari di questi due geni. Un’attività clinica è stata evidenziata anche per l'associazione dabrafenib e trametinib in pazienti con mutazioni del gene BRAF. Ivosidenib è un inibitore allosterico, reversibile, altamente specifico per IDH1 mutato, capace di diminuire i livelli di 2-idrossiglutarato nel tumore e ripristinare il differenziamento cellulare fisiologico. Nel 2019 la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato ivosidenib per il trattamento orale di pazienti con leucemia mieloide acuta con mutazione di IDH1, e nel 2021 ne ha esteso l’indicazione ai pazienti con colangiocarcinoma con la stessa mutazione, che avessero progredito alla chemioterapia standard. In questa raccolta di casi, viene descritta la storia clinica di quattro pazienti affetti da colangiocarcinoma con mutazioni di IDH1. Ivosidenib è risultato ben tollerato, ha prolungato la sopravvivenza e ha permesso il mantenimento di una buona qualità di vita. In tre pazienti veniva ottenuta una risposta obiettiva, e in un caso questo consentiva anche un successivo approccio chirurgico. I casi clinici descritti confermano le prospettive della medicina di precisione anche in questa malattia neoplastica e ripropongono in real-life l’impatto clinico di ivosidenib.

La piastrinopenia immune (ITP) in pediatria: dalle origini alle attuali raccomandazioni per diagnosi e terapia

Testata Expert Series Referenza Expert Series Anno 10 n. 3, 2020 N° fascicolo Anno 10 n. 3, 2020 DOI /

La riduzione della mortalità associata all’inibizione dei recettori -adrenergici in presenza di scompenso cardiaco cronico è maggiore nei pazienti con diabete

Testata Quick Review Referenza Quick Review Anno 10, n. 5, 2020 N° fascicolo Anno Anno 10, n. 5, 2020 DOI /

La riduzione della mortalità associata all’inibizione dei recettori -adrenergici in presenza di scompenso cardiaco cronico è maggiore nei pazienti con diabete
Obiettivo La presenza di diabete determina un aumento della mortalità nei pazienti con scompenso cardiaco cronico (chronic heart failure, CHF) e ridotta frazione di eiezione del ventricolo sinistro. Alcuni studi hanno messo in dubbio la sicurezza dei bloccanti dei recettori -adrenergici (-bloccanti) in questa tipologia di pazienti. Il presente studio è stato condotto per verificare se -bloccanti e ACE-inibitori (ACE-I) possano esercitare effetti diversi sulla mortalità nei pazienti con CHF in presenza o in assenza di diabete. Disegno dello studio e metodi È stato condotto uno studio di coorte prospettico su un totale di 1797 pazienti con CHF reclutati tra il 2006 e il 2014, sottoposti a un follow-up medio di 4 anni. La dose di -bloccante è stata espressa come dose equivalente di bisoprololo (mg/die); la dose di ACE-I come dose equivalente di ramipril (mg/die). L’interazione tra la presenza di diabete e l’effetto della dose di farmaco sulla mortalità da tutte le cause è stata esaminata tramite regressione lineare secondo Cox. Risultati Il dosaggio di -bloccanti o ACE-I prescritto è risultato maggiore nei pazienti con diabete rispetto a quelli senza diabete. L’aumento del dosaggio di -bloccanti è risultato associato a una riduzione della mortalità nei pazienti con diabete (8,9% per mg/die; IC 95% CI da 5 a 12,6) e in quelli senza diabete (3,5% per mg/die; IC 95% da 0,7 a 6,3), con un effetto più marcato nei pazienti con diabete (P per interazione = 0,027). L’aumento del dosaggio di ACE-I è risultato associato a una riduzione della mortalità nei pazienti con diabete (5, 9% per mg/die; IC 95% da 2,5 a 9,2) e in quelli senza diabete (5.1% per mg/die; IC 95% da 2,6 a 7,6), di entità simile in entrambi i gruppi (P per interazione = 0,76). Conclusioni L’aumento del dosaggio dei -bloccanti si associa a un vantaggio prognostico più marcato nei pazienti scompensati con diabete concomitante rispetto a quelli senza diabete.

La scelta della profilassi antiemetica è influenzata dai fattori di rischio CINV e dalle interazioni farmacologiche?

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium Series Anno 11 n. 1, 2021 N° fascicolo Anno 11 n. 1, 2021 DOI /

LAPATINIB PIÙ RADIOTERAPIA LOCALE PER IL TRATTAMENTO DELLE METASTASI CEREBRALI DA CARCINOMA MAMMARIO HER-2 POSITIVO E RUOLO DI TRASTUZUMAB: UNA REVISIONE SISTEMATICA E METANALISI

Testata Quick Review Referenza Quick Review Anno 11, n.3 , 2021 N° fascicolo Anno 11, n.3 , 2021 DOI /

Lo scompenso cardiaco di origine ischemica: burden of disease, trattamento e prognosi

Testata Quick Review Referenza Quick review Legendy Lavoie Anno 11, n. 1, 2021 N° fascicolo Anno 11, n. 1, 2021 DOI /

Lo scompenso cardiaco di origine ischemica: burden of disease, trattamento e prognosi
Lo scompenso cardiaco (heart failure, HF) è la principale causa di mortalità a livello globale, con una prevalenza destinata ad aumentare nei prossimi anni, come conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione e della ridotta mortalità associata all’infarto miocardico (myocardial infarction, MI). La cardiopatia ischemica (ischemic heart disease, IHD) è la causa prevalente di entrambe le forme di HF, caratterizzate da frazione di eiezione (ejection fraction, EF) ridotta (HFrEF) o preservata (HFpEF). Mentre per i pazienti con HFrEF sono disponibili varie opzioni terapeutiche in grado di migliorare la sopravvivenza (beta-bloccanti, ACEIs/ARBs, ARNI, MRAs), le evidenze relative al trattamento della HFpEF sono più limitate, a causa dei numerosi aspetti ancora da chiarire relativi alla patogenesi di questa forma di HF (1). La presenza contemporanea di HF e coronaropatia (coronary artery disease, CAD) comporta un rischio aumentato di eventi avversi cardiaci (adverse cardiac events, ACE) oltre che un aumento della mortalità. In aggiunta all’impatto clinico, e agli effetti sulla QoL dei pazienti con HF, l’aumentata incidenza di ACE comporta un importante impatto economico, derivante soprattutto dai costi di ospedalizzazione (2).

L’ottimizzazione della terapia con oppiacei: le novità nel trattamento dell’OIC

Testata Content Symposium Series Referenza Content Symposium series Anno 11, N.2, 2021 N° fascicolo Anno 11, N.2, 2021 DOI /

L’utilizzo di solriamfetolo nella gestione della eccessiva sonnolenza diurna

Testata Expert Series Referenza Expert series anno 12 N.1 2022 N° fascicolo anno 12 N.1 2022 DOI /

MALATTIA VENOSA CRONICA (CVD, CHRONIC VENOUS DISEASE) C0-C3

Testata Quick Review Referenza Quick Review anno 11, n.8, 2021 N° fascicolo anno 11, n.8, 2021 DOI /

MIGLIORAMENTO DELLA SOPRAVVIVENZA CON BISOPROLOLO IN PAZIENTI CON INSUFFICIENZA CARDIACA E COMPROMISSIONE DELLA FUNZIONE RENALE: UN’ANALISI DEL

Testata Quick Review Referenza Quick Review Anno 11, n. 6, 2021 N° fascicolo Anno 11, n. 6, 2021 DOI /

MIGLIORAMENTO DELLA SOPRAVVIVENZA CON BISOPROLOLO IN PAZIENTI CON INSUFFICIENZA CARDIACA E COMPROMISSIONE DELLA FUNZIONE RENALE: UN’ANALISI DEL
Lo scompenso cardiaco (heart failure, HF) è una malattia che si osserva principalmente negli anziani, la cui prevalenza incrementa con l'aumentare dell'età. L’invecchiamento aumenta inoltre la multimorbilità, per cui i pazienti anziani con HF presentano tipicamente da cinque a sei comorbidità oltre alla patologia cardiaca sottostante. 1 I pazienti anziani hanno anche maggiori probabilità di avere uno scompenso cardiaco con frazione di eiezione (ejection fraction, EF) preservata (HFpEF), una condizione per la quale pochi trattamenti hanno mostrato una comprovata efficacia basata sull’evidenza. In questi pazienti, pertanto, la gestione dello scompenso cardiaco è indirizzata in gran parte alla gestione dei sintomi, nonché delle altre comorbidità cardiovascolari e non cardiovascolari. Di conseguenza, è possibile che il beneficio di eventuali trattamenti proposti risulti ridotto a causa del rischio concomitante di morbilità e mortalità correlato alle altre condizioni del paziente. 1 Pochi studi su larga scala hanno valutato l'impatto degli interventi farmacologici sui pazienti con HFpEF, e a causa dei risultati negativi degli studi condotti fino ad oggi le attuali raccomandazioni per il controllo di fattori di rischio come ipertensione, ischemia miocardica e fibrillazione atriale rimangono invariate. 1 I pazienti anziani con scompenso cardiaco ed EF ridotta (HFrEF), invece, sono stati scarsamente rappresentati nei trial clinici che hanno dimostrato i benefici degli ACE-inibitori e dei beta-bloccati, che rappresentano i capisaldi della gestione dei casi di HFrEF. 1 Per colmare questo gap, è stato condotto uno studio per determinare l'impatto di diverse dosi di beta-bloccanti sulla sopravvivenza e sulle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco in una coorte di pazienti anziani (età ≥75 anni e EF ≤35%) con HFrEF. Nello studio è stata osservata una significativa riduzione della mortalità in questa popolazione, indipendentemente dal dosaggio utilizzato. 2

Miglioramento della sopravvivenza con bisoprololo in pazienti con insufficienza cardiaca e compromissione della funzione renale: un’analisi del secondo Cardiac Insufficiency Bisoprolol Study (CIBIS-II)

Testata Quick Review Referenza Quick Review Anno 10,N.5,2020 N° fascicolo Anno 10,N.5,2020 DOI /

Miglioramento della sopravvivenza con bisoprololo in pazienti con insufficienza cardiaca e compromissione della funzione renale: un’analisi del secondo Cardiac Insufficiency Bisoprolol Study (CIBIS-II)
Scopi: Le informazioni sull’efficacia dei β-bloccanti nei pazienti con insufficienza cardiaca (heart failure, HF) e concomitante compromissione della funzione renale sono scarse; inoltre in questi pazienti i β-bloccanti sono sottoutilizzati. Metodi e risultati: Tramite la formula di Cockcroft-Gault e la normalizzazione per l’area della superficie corporea è stata stimata la funzione renale (eGFRBSA) in 2.622 pazienti con HF di classe III o IV secondo la New York Heart Association (NYHA), frazione di eiezione ventricolare sinistra ≤35% e creatinina sierica 300 mmol/L (3,4 mg/dL) nel secondo Cardiac Insufficiency Bisoprolol Study. I pazienti sono stati divisi in 4 sottogruppi secondo il valore basale di eGFRBSA (45, 45-59,9, 60-74,9 e ≥75 mL/min/1,73 m2). Mediante modelli dei rischi proporzionali di Cox, aggiustati per fattori confondenti pre-specificati, sono stati valutati l’effetto di bisoprololo e la potenziale eterogeneità dell’effetto nei sottogruppi di eGFRBSA. Età più avanzata, sesso femminile, diabete ed eziologia ischemica erano più comuni nei sottogruppi con eGFRBSA ridotto. Il rischio associato all’utilizzo di bisoprololo, riguardo a mortalità per tutte le cause, la combinazione di mortalità per tutte le cause oppure ospedalizzazione per HF e ospedalizzazione per HF da sola, era 1,0 in tutte le categorie di eGFRBSA, senza alcuna interazione fra trattamento e funzione renale (p=0,81, p=0,66 e p=0,71, rispettivamente). Il tasso di interruzione del trattamento con bisoprololo era maggiore nei pazienti con eGFRBSA 45 mL/min/1,73 m2. Nonostante ciò, il beneficio assoluto di bisoprololo era maggiore nei pazienti con malattia renale cronica che in quelli senza. Conclusione: Gli effetti benefici di bisoprololo su mortalità e ospedalizzazione per l’aggravamento dell’insufficienza cardiaca non sono stati influenzati dal valore di eGFRBSA al basale. La compromissione della funzione renale non dovrebbe impedire l’utilizzo di bisoprololo nei pazienti con HF. (1)

Oncologia medica e radioterapia oncologica a confronto nella gestione del carcinoma mammario in stadio avanzato

Testata Clinical Point Referenza Clinical point Anno 8, N. 5, 2021 N° fascicolo Anno 8, N. 5, 2021 DOI /